Comune di Canzano

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DESCRIZIONE:

Canzano è un comune di 1.861 abitanti in provincia di Teramo: fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba.

Il Comune ha sede in Via Garibaldi 15

Gli abitanti sono detti "Canzanesi"

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ORIGINE DEL NOME:

ORIGINI DEL NOME

Le più antiche tracce del nome del Comune, risalgono a degli scritti del 1150, dove il piccolo borgo veniva chamato "Cansanum"

STORIA:

L'origine romana è testimoniata dai resti di epoca imperiale rinvenuti alla fine dell'800.
Canzano appare citata nel Catalogus Baronum, nel 1150, e nel Bullarium Capituli aprutini saeculorum XIII e XIV pubblicato da Francesco Savini (Roma, 1914).
Nei secoli XIII e XIV fu feudo degli Acquaviva e dei "da Canzano".
Del 1472
è la costruzione della cinta muraria ancora oggi quasi interamente conservata insieme alle due porte antiche (Porta Nuova e Porta Madonna).
In epoca moderna fu Feudo degli Alarcon y Mendoza, signori della Valle siciliana.
Di Canzano è la famiglia De Nigris le cui origini risalgono al secolo XVI. Altre famiglie da ricordare sono gli Spinozzi, i Mezzaporta, i Taraschi, i De Martinis, i Contrisciani, Santarelli, de Sanctis di Castelbasso, imparentati con i Leopardi, della Noce, Ronci da Atri,Marinelli, Cioci.

GEOGRAFIA:

Il Comune ha una superficie di 16,8 Kmq. ed una altitudine massima di 448 Mt. S.L.M.

Il fiume che atrtaversa il Comune è il Vomano, che ne delimita il territorio a sud.

GEOGRAFIA ANTROPICA

Le frazioni del Comune sono:

  • Valle Canzano
  • Colli
  • Maciera
  • Piano di Corte
  • Santa Lucia
  • Sodere

TURISMO:

  • Chiesa di San Salvatore, di epoca romanica, ampiamente descritta dal Palma nel volume V della sua storia;

Notizie:  La chiesa di S. Salvatore sorge poco fuori dall'abitato di Canzano. In origine era annessa ad un monastero, di cui erano visibili tracce ancora fino all'Ottocento, ma con l'abbandono da parte dei monaci la chiesa fu declassata a svolgere solo funzioni cimiteriali. Nonostante essa rappresenti un prezioso esempio di architettura medievale e celi al suo interno un importante ciclo di affreschi, vive oggi la minaccia di un cedimento del tetto che non rende possibile al momento neanche una sua fruizione da parte del pubblico e dei fedeli. Sembra subire ancora il disinteresse che per tanto tempo le ha riservato la critica d'arte; in passato, infatti, diversi autori non gli hanno dedicato che poche note, e la sua trattazione è esclusa dal prezioso libro sull'architettura abruzzese del Gavini. Le notizie documentarie relative al complesso di S. Salvatore sono poche e tarde e non chiariscono i termini della sua fondazione. Una prima menzione è relativa ad un documento del 1221, mentre altre notizie risalgono al Quattrocento e riguardano la cessione del suo patronato agli Acquaviva di Atri. Tramite l'analisi delle strutture è comunque possibile ricostruire la storia architettonica del complesso ed ipotizzare la sua edificazione tra la fine del XI e l'inizio del XIII secolo. Sulla chiesa romanica si interviene già entro la metà del Duecento, forse per motivi statici più che di gusto, per via della instabilità del terreno argilloso sul quale l'edificio è costruito. Una terza fase edilizia si apre nel Trecento con la realizzazione del campanile; in questo caso sono alcuni fregi medievali riutilizzati di spoglio nella cortina e databili all'inizio del XIV secolo a suggerire il rinvio della sua edificazione oltre tale data. L'aspetto che la chiesa ha assunto dopo tale intervento è quello che ancora oggi possiamo ammirare grazie anche ai restauri condotti tra il 1968 e il 1969, fatta eccezione per alcune modifiche accorse nel tempo, che comunque non hanno alterato l'aspetto medievale. La facciata è estremamente semplice, realizzata tutta in pietra con una terminazione a capanna spezzata ed un unico portale dagli stipiti a filo di muro ornati da due capitelli con i simboli degli Evangelisti. Le forme del portale e lo stile dei rilievi rimandano al XII secolo e sono riferibili, secondo l'Aceto (Aceto 1986), alla plastica padana di fine XI secolo. A destra la facciata ingloba la torre campanaria che occupa un'intera campata della navatella destra. Elementi emiliano-lombardi sono rintracciabili per l'Aceto anche nella decorazione esterna dell'abside, lì dove apre una monofora a strombature multiple ed il gioco di semicolonne, oggi interrotto, probabilmente arrivava fino al coronamento, completato da archetti ciechi pensili. All'interno la chiesa presenta un impianto a tre navate coperte da travature di legno a vista (ribassate rispetto all'altezza originaria) ed un'unica abside semicircolare. Variano il tipo di sostegni, colonne in prossimità del presbiterio e pilastri rettangolari nel resto dell'edificio, il tipo di arco, acuto o a tutto sesto, e l'interasse delle arcate. Sono tutti elementi che dimostrano la stratificazione costruttiva dell'edificio e che inducono a datare ad epoche diverse le varie parti. All'età romanica possiamo riferire l'abside e le prime due campate definite dalle colonne e da archi a tutto sesto con riseghe e, per quanto riguarda l'esterno, il portale e la decorazione dell'abside. Alla metà del Duecento si interviene con la realizzazione dei sostegni rettangolari e degli archi a sesto acuto che probabilmente da sei diventano cinque, nonostante si mantenga il perimetro originario della chiesa (Aceto 1996). Tra l'intervento duecentesco e la realizzazione trecentesca del campanile può collocarsi la preziosa decorazione ad affresco dell'interno, opera attribuita al cosiddetto Maestro di Offida (vd. Sezione Pittura Medievale, Teramo). Completano la decorazione pittorica della chiesa degli affreschi realizzati tra il XV e il XVII secolo.

  • Chiesa parrocchiale di Santa Maria dell'Alno, edificata nel 1526;
  • Cappella dell'Annunziata, alle porte del paese;
  • Chiesa di San Paquale (secolo XIII) in Valle Canzano;
  • Chiesa di San Biagio, probabilmente del secolo XVIII. Nel 1783 iniziarono i lavori di ampliamento che poi non furono portati a termine per mancanza di rosorse economiche sufficienti;

AFFRESCHI MEDIEVALI DELLA CHIESA DI SAN SALVATORE
Notizie:  A pochi chilometri da Teramo, vicino al centro abitato di Canzano si trova la chiesa di San Salvatore, che nel semplice impianto architettonico rivela la sua origine romanica. La chiesa, originariamente connessa ad un monastero e oggi ridotta a cappella cimiteriale, all'interno nasconde un prezioso ciclo di affreschi databile al XIV secolo, che gli è valso l'appellativo di "Cappella degli Scrovegni d'Abruzzo". Il ciclo mostra diverse lacune derivate dalle varie vicissitudini subite nel corso dei secoli, ed è oggi ulteriormente minacciato dal pericolo di un cedimento del tetto, che non rende possibile al momento neanche una sua fruizione da parte del pubblico e dei fedeli. Le tre navate della chiesa in origine dovevano essere completamente decorate ad affresco; oggi conservano, oltre al ciclo del XIV secolo, vari tratti di pittura murale non appartenenti ad un unica fase decorativa, ma succedutesi a partire dal XV fino al XVII secolo. Gli affreschi più antichi e di maggior pregio ripercorrono le storie della vita di Cristo e si stendono lungo la navata e il presbiterio su due registri; non tutti gli episodi sono identificabili per il cedimento dell'intonaco in larghe zone, ma partendo a sinistra dell'ingresso riconosciamo la Lavanda dei piedi, l'Annunciazione, la Presentazione al Tempio e i resti di un ampia scena raffigurante la Crocifissione. Nei sottarchi sono raffigurati Santi e Profeti a sinistra, gli Apostoli a destra: dalla prima arcata a sinistra riconosciamo dunque le figure di Sant'Orsola (S. Vittoria ?), S. Domenico, Daniele, Abramo, Simone e un profeta non identificato, S. Pietro martire, S. Lorenzo e S. Savino, S.Caterina d'Alessandria e S. Illuminata da Todi (Maria Maddalena?). Gli studiosi che si sono interessati al ciclo di San Salvatore di Canzano concordano nell'attribuire l'opera sulla base di analisi stilistiche al cosiddetto Maestro di Offida, un anonimo pittore che nel 1367 decora il transetto della chiesa di Santa Maria della Rocca di Offida, da cui deriva il nome convenzionale; le opinioni invece divergono riguardo la datazione degli affreschi e quindi in quale fase del percorso artistico del Maestro far risalire l'esecuzione del ciclo canzanese. Non sono di aiuto le due iscrizioni dipinte fra i riquadri del ciclo, che se da un lato ci restituiscono ancora il nome del committente "dominus Benedictus praepositus ecclesiae", risultano mutile lì dove era indicato il nome dell'autore e la datazione. Considerando che gli affreschi nello stile "non varcano complessivamente il decennio 1330", il Bologna propone di completare le cifre mancanti della datazione arrivando a leggere il 1334 e il 1338; di diverso avviso il Crocetti e il Corrieri che posticipano l'esecuzione del ciclo alla seconda metà del XIV secolo. Completano la ricca decorazione pittorica della chiesa degli affreschi realizzati tra il XV e il XVII secolo. Lungo la navata sinistra in una nicchia sono raffigurati la Madonna con il Bambino in trono e ai suoi piedi un santo vescovo e la raffigurazione della Trinità, con Dio Padre che sostiene la croce con il Cristo; nel sottarco troviamo S. Caterina e S. Giovanni Evangelista; l'opera è stata posta in relazione con la pittura marchigiana di fine Quattrocento. Nella navata destra, nel terzo sottarco, sono dipinte le figure di S. Rocco (S. Giacomo Maggiore per il Corrieri) e di S. Antonio Abate; quest'ultima reca scritto quale anno di esecuzione il 1596. Al 1639 è da far risalire il trittico che troviamo dipinto nella parete sinistra con la raffigurazione di tre Santi a figura intera.
Iscrizioni:  Navata centrale, tra quarta e quinta arcata, a sinistra: [hoc opu]s fecit fieri Do(mi)nu(s)/ (Bene) - dictus P(re)posi(tus) ecl[esiae]/ [...]sub a(nno) D(omini) MC[...]/ IIII/ [...] hoc op(us) [...]/[...]o Affresco della crocifissione, in basso: hoc o
Torre di Canzano
Notizie:  Il torrione di forma circolare che ancora spicca nel centro storico di Canzano, venne edificato tra il XIV e il XV secolo. Era un torrione di fiancheggiamento alla cinta muraria che oggi si conserva solo per bevi tratti. Presenta le pareti in muratura continua a sacco con rinforzi in laterizio, secondo la consuetudine della tecnica edilizia nel teramano. La parte superiore conserva ancora dei beccatelli in mattoni aggettanti con buche pontaie, visibili anche a Cellino Attanasio nella torre di fiancheggiamento e a Montefino nel torrione, e sono visibili degli archetti a tutto sesto realizzati sempre in mattoni.

FARMACIE: Farmacia Di Clemente Stefania, Via Luigi Serena 12, Telefono: 0861555435

COMUNI LIMITROFI: Castellalto, Cermignano, Teramo

COPERTURA ADSL: NO

FOLCLORE, FATTI E ANEDDOTI DI CITTA':

SANTO PATRONO: San Biagio, festeggiato il 3 Febbraio

Diffusa a Canzano è la venerazione per la Madonna dell'Alno, legata a una riferita apparizione mariana. Nel maggio del 1480, dalla sommità di un alno (un tipo di pioppo di colore bianco), la vergine Maria sarebbe apparsa al contadino Giovanni Floro e avrebbe manifestato il desiderio che in quel luogo si costruisse una chiesa a lei dedicata. La chiesa, oggi parrocchiale, fu effettivamente edificata e inaugurata nel 1526 con l'intitolazione a Santa Maria dell'Alno. Diffusa è anche la tradizionale arte del ricamo del merletto

All’incirca nella metà del 1800 due contadini di Canzano, Egidio Cimini e Francesco Roscioli, nel corso di una cena con amici, si accorsero che il brodo di tacchino cucinato la mattina era diventato estremamente gelatinoso. Nonostante ciò, mangiandolo, si accorsero della bontà del tacchino. Dunque, una scoperta casuale ma i due ci misero del loro perché ebbero l’idea di cucinarlo al forno. Il piatto ebbe un notevole successo, dapprima a Canzano e poi in tutta la provincia ed in Abruzzo, estendendo la propria fama anche al di fuori dei confini regionali. Intorno al 1930 il prodotto fu commercializzato ed ora, oltre i ristoranti, sono anche molti i macellai che propongono il tacchino alla canzanese.

GASTRONOMIA:

Ingredienti per 6 persone:
1 tacchino dal peso di circa 5 kg;
aglio;
rosmarino;
alloro;
pepe in grani;
sale. 
La prima operazione consiste nello spiumaggio a secco del tacchino per poi lavano e disossarlo.
Dopo averlo fatto rassodare in acqua fredda per un paio d’ore, il tacchino viene adagiato su un panno e quindi salato, pepato e aromatizzato con aglio, alloro e rosmarino.
Si cuce il tacchino in mezzo e lo si lega con uno spago in modo da non farlo aprire durante la cottura.
A questo punto il tacchino viene messo in una teglia, possibilmente in terracotta, aggiungendo le ossa ridotte in piccoli pezzi, le cartilagini, la testa e le zampe.
Si ricopre il tutto con acqua bollente e si mette in forno (il massimo sarebbe quello a legna) per circa 5 ore girando poche volte il tacchino mentre cuoce.
Quando è cotto, si scola il brodo di cottura, si tolgono le ossa rimaste e si pone il tacchino in un tegame e sopra viene versato il brodo precedentemente filtrato.
Si fa raffreddare per consentire la formazione della gelatina.
Dopo un giorno di frigo il tacchino alla canzanese è pronto.

Da assaggiare lo Storione, dolce tipico di mandorle e cioccolata.

PERSONE FAMOSE DEL COMUNE:

  • Tra i componenti della famiglia feudale dei Da Canzano vanno ricordati:
    • Matteo, (1239);
    • Abbamondo, regio notaio, (1271);
    • Matteo, iuniore, Gualtieri e Rinaldo, feudatari di Canzano, (1279);
    • Jacopo, registrato fra i baroni abruzzesi, (1316);
    • Niccolò, regio notaio, (1357);
    • Antonio di Bartolomeo di Guglielmo de Cansano, cittadino teramano e notaio (1388)
  • Giampietro de Nigris de Cansano, vissuto a Campli, dove fu canonico della locale Collegiata dal 1526 al 1559 anno in cui rinunciò all'incarico; è ricordato dal Bullarium del Capitolo aprutino; della stessa famiglia si ricorda anche Agostino, nel 1586 cappellano di S. Maria dell'Alno in Canzano, ricordato dal Palma nella sua Storia di Teramo;
  • Domenico Mezzaporta, nato in Canzano nel 1726, fu avvocato e magistrato ricordato per la sua opera da Niccola Palma e da Francesco Savini che citano anche il fratello di questi, Nicolantonio, giudice regio, ancor attivo nel 1782;
  • tra i membri della famiglia Taraschi si ricordano
    • Nicolantonio, (sec. XVII) che nel 1667 fu il fondatore del beneficio di S. Martino nella chiesa di S. Maria dell'Alno, ricordato nella Storia del Palma;
    • Francesco, notaio, (sec. XVII)
    • Egidio, (sec. XIX) pievano di Canzano, ricordato dal Palma;
    • Agostino, sottintendente, ossia regio governatore del distretto (poi circondario) di Larino e, di altri luoghi, morto nel 1883; ricordato nell'elogio funebre composto da Giuseppe Savini (Teramo, 1883).
  • Stefano De Martinis, (secolo XIX) poeta e letterato, bibliotecario della Delfico di Teramo e maestro della poetessa Giannina Milli. Su musica di Camillo Bruschelli fu autore della parole di una Cantata pel faustissimo giorno 30 maggio 1852 che l'Arciconfraternita dei Cinturati e del SS. Sagramento di Teramo con solenne pompa festeggiava..., versi di Stefano De Martinis e musica di Camillo Bruschelli, Teramo, tip. Q. Scalpelli, 1852;

ECONOMIA: L'economia è prevalentemente agricola, imperniata sull'allevamento e sulle tipiche coltivazioni collinari (olivi e vite). Interessante è la produzione gastronomica (tacchino e storione), mentre si sta sviluppando la presenza turistica, specialmente nella stagione estiva.

BANCHE: Banca Tercas
V. Roma
tel:0861555313
fax:0861555610

MANIFESTAZIONI ED EVENTI:

3 Febbraio - Festeggiamenti in onore di San Biagio

ASSOCIAZIONI:

  • Pro Loco CANZANO 
    Indirizzo 
    Via Garibaldi, 7, Canzano - 64020 Canzano 
    Contatti 
    Legale rappresentante Valentina Vaddinelli
    Telefono               380-3329007       
    Fax                       0861-555798
    Email v.vaddinelli@virgilio.it

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