Comune di Notaresco

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DESCRIZIONE:

Notaresco è un comune di 6.873 abitanti della provincia di Teramo: fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba.

Il Comune ha sede in Via Castello 6

Gli abitanti sono detti "Notareschini"

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ORIGINE DEL NOME:

Il Toponimo del Comune ccompare per la prima volta nel Catalogo dei Baroni (1150-1168) sotto il nome di "Lotarescum", e più tardi "Nutarisco"

STORIA: L'antica origine di Notaresco è attestata dal ritrovamento di tombe del VI-VII sec. in contrada Santa Lucia.
Il toponimo Lotaresco, corruzione appunto di Notaresco, cioè terra di Lotario, rappresenterebbe una preziosa testimonianza del dominio franco in territorio aprutino.
La famiglia Acquaviva, nella persona di Francesco detto Cicco, nel 1308 entra in possesso di Notaresco, ma ne divide la proprietà con Trasmondo III di Castelvecchio. Del 1524 è l'approvazione dei Capitoli in base ai quali è ordinata la vita quotidiana dei cittadini mentre nell'anno successivo si redige il primo Catasto.
Da un protocollo notarile risulta che sul finire del Seicento vi si trovava, aperto e funzionante, un Ospedale. Nel 1806, con la nuova legge amministrativa, Notaresco fu uno dei circondari nei quali venne articolata la provincia di Teramo.
Luogo di particolare vivacità culturale e sensibilità politica, vi trovarono terreno fertilissimo le idee carbonare prima e mazziniane poi. Fu in prima linea durante il periodo del Governo Costituzionale del 1820-1821 quando gran parte della cittadinanza prese le armi a difesa della frontiera.
Nel 1822 vi giunse San Gaspare del Bufalo, il fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue, la cui predicazione antisettaria, ottenne qui scarsi risultati. Per l'impulso di Antonio Sabatini, figura di sacerdote liberale, nel 1848 si stampò in Notaresco Lo spettatore dei destini italiani, uno dei più antichi e celebri giornali d'Abruzzo. Già nel corso dell'Ottocento l'intraprendente borghesia locale moltiplicò le iniziative per la modernizzazione della produzione. Vi sorsero così tra le altre, con varia fortuna, una fabbrica di sapone.

GEOGRAFIA:

Il COmune ha una estensione di 38,1 Kmq., e raggiunge una altitudine di 267 Mt. S.L.M.

Il fiume che atrtaversa il Comune è il Vomano, che ne delimita il territorio a sud.

GEOGRAFIA ANTROPICA:

Il Comune ha una frazione:

  • Guardia Vomano
  • Pianura Vomano
  • Capracchia
  • Casabianca
  • Colleluccio
  • Cordesco
  • Cupo-Casarino
  • Grasciano
  • Magnanella
  • Santa Croce
  • Sant'Andrea-Caporipe
  • Sant'Antonio
  • Vallevignale
  • Via Vomano

TURISMO:

La Chiesa parrocchiale è intitolata a San Pietro e Sant'Andrea apostoli. L'interno è barocco. Vi si conserva un tabernacolo ligneo dorato, di epoca barocca e tele settecentesche.
Tra i palazzi civili, per lo più ottocenteschi, vanno ricordate le Case De Vincenzi e Mazzoni. Nei pressi di Notaresco è Guardia Vomano, risalente al IX sec., centro fortificato longobardo, strutturato in due parti, con una parte superiore, arroccata su un altura, detta il civitello. La Chiesa parrocchiale, intitolata a San Rocco, fu edificata nel 1527 e ristrutturata nel '700, con campanile in laterizio. All'interno sono una Madonna in terracotta (sec. XVI) e tela raffigurante la Madonna bambina e i santi Anna e Gioacchino (sec. XVII). Di particolare interesse, nei pressi di Guardia Vomano è la Chiesa di San Clemente, documentata dall'897, come proprietà del vescovo aprutino Giovanni.
Bell'esempio di architettura romanica abruzzese, fu ricostruita all'inizio del XII sec. su un edificio precedente del IX sec. di cui, nel corso di recenti restauri, è stata rinvenuta la Cripta.
Dal sec. XII fu proprietà di San Clemente a Casauria fino a quando, nel 1424, subentrò la famiglia Acquaviva. Del 1983 è il restauro dell'intero complesso e la campagna di scavo che ha portato alla scoperta della Cripta della chiesa antica. Sulla facciata il portale del 1108. All'interno una statua lignea di gusto trecentesco, raffigurante San Clemente e il Ciborio, tra i più antichi d'Abruzzo, risalente al XII sec., opera di maestro Ruggero e del figlio Roberto. L'impostazione della chiesa è due file di colonne con pilastri e capitelli differenti.

Ancora molto diffusa nell'area di Notaresco la lavorazione del rame. Sviluppata, inoltre, è la produzione di tessuti tipici in lino e cotone, attività un tempo prevalentemente casalinga, basata sull'uso dei telai a mano presenti in quasi tutte le famiglie della comunità. A questa attività ne appariva collegata un'altra, complementare, quella della tintoria, oggi non praticata nella forma tradizionale che presupponeva la produzione in proprio dei colori e l'uso di enormi caldaie di acqua bollente nelle quali si immergevano i tessuti da tingere.
Non va tralasciata la produzione della ceramica e del legno.

CHIESE
FRAZIONE DI GUARDIA VOMANO
CHIESA DI SAN CLEMENTE
sorge nei pressi di Notaresco, nella valle attraversata dal Vomano, fiume dal quale prende l'appellativo. L'edificio, ridotto oggi a chiesa cimiteriale, vanta origini antiche ed una tradizione storica connessa alle vicende delle più grandi abbazie della regione. La sua più antica menzione risale al 1121, anno in cui papa Callisto II ricorda in un privilegio tra le dipendenze dell'abbazia di Casauria la chiesa di S. Clemente a Guardia Vomano. Un'altro documento, più tardo, ci offre in maniera indiretta delle notizie riguardanti la sua fondazione. Nel 1136 l'abate di Casauria denuncia all'imperatore Lotario le traversie e i soprusi che Canone di Guittone infligge alla chiesa di S. Clemente al Vomano, definita "ecclesia...quam piissima mater Ludovicii imperatoris donna Hyrmingarda fecit". Sulla identificazione di Ermengarda sono state avanzate due ipotesi (madre di Ludovico II o Ludovico III ?), in ogni modo il riferimento alla sua persona è utile per stringere l'arco cronologico della fondazione della chiesa tra l'871-2 e l'890. Al IX secolo possono talaltro datarsi dei rilievi scolpiti riutilizzati di spoglio in facciata. Sono le uniche testimonianze materiali dell'edificio originario, dal momento che, per il resto, le strutture parlano di un'altra fase edilizia, risalente all'XII secolo, durante la quale la chiesa assume le forme che ancora oggi ammiriamo. Un'iscrizione incisa su di uno stipite del portale maggiore precisa anche la data dell'intervento, il 1108. La scritta è di difficile decifrazione e ha lasciato il campo a diverse ipotesi. Il Delogu (Delogu 1988) per esempio propone di leggervi 1158, così da posticipare l'intervento edilizio in tempi che coincidano con il soggiorno di Ruggiero e Roberto. I due artisti, autori nella chiesa di S. Clemente del bellissimo ciborio, secondo lo studioso sarebbe intervenuti anche alla decorazione di alcuni capitelli delle navate. Il Gandolfo (Gandolfo 2004), proprio dall'analisi della scultura architettonica assai diversificata, ritiene di poter attribuire agli inizio del XII, coerentemente con la data del portale, i capitelli del presbiterio, mentre assegna la realizzazione della navata con i suoi capitelli ad un secondo momento, collocabile tra il quarto-quinto decennio del XII secolo. In tal modo anche il Gandolfo può trovar ragione della vicinanza di alcuni capitelli con la bottega di Roberto e Ruggiero. Per l'Aceto invece, la dazione al 1108 trova conferma sia nel tipo di decoro che investe il portale maggiore che nella grande varietà di capitelli dell'interno. Tra essi emerge in particolare un capitello lavorato con foglie di palma e protomi animali agli spigoli. Più che vedervi l'intervento di Ruggiero o Roberto quando il capitello era già in opera in uno stato "grezzo", come ad esempio ipotizza il Gavini (Gavini, edizione 1980), l'Aceto lo conduce in toto al 1108, indicandolo come "uno dei primi frutti di quella fitta rete di relazioni che, specie tra Abruzzo e Puglia, continueranno...fino alla fine del Duecento". Una seconda iscrizione scorre lungo l'archivolto dello stesso portale; ancora più danneggiata e di difficile lettura dell'altra, riesce comunque a tramandarci il nome dell' "ARTEFICE DE ARTE ARCHIETONICA", il magister Guiscardus. La chiesa di S. Clemente mostra una facciata semplicissima per lo più di restauro (1926). Nella cortina in laterizio con terminazione a salienti stacca il bianco del portale maggiore che ripropone nelle forme una tipologia di derivazione cassinese diffusa in Abruzzo. Il decoro del portale è stilisticamente riconducibile al 1108; negli stipiti e nell'architrave si sviluppa un carnoso tralcio vegetale che dispiega nelle sue volute fiori e foglie di chiara ispirazione classica, così come una colta citazione dell'antico è data dalla raffigurazione di un bucranio alla base dello stipite di sinistra. I piedritti terminano in due capitelli a foglie sopra i quali troviamo un architrave di modeste dimensioni, utilizzato di spoglio, decorato da due leoni disposti simmetricamente e da formelle quadrate con al centro un fiore. Le absidi presentano un ornato "alla lombarda", con archetti pensili e lesene, oltre che una bella monofora decorata da motivi vegetali. L'interno è caratterizzato da un impianto a tre navate con archi a tutto sesto ricadenti su colonne in laterizio che al centro dell'aula e del presbiterio sono sostituite da più solidi pilastri, forse a garantire una maggiore stabilità. Durante gli ultimi restauri sono stati rinvenuti lungo la navata della chiesa dei resti di un tempio pagano, resi visibili al visitatore grazie a delle lastre trasparenti poste come pavimento. Il sopraelevarsi del piano man mano che dall'aula si procede verso le absidi è modulato da una serie di bassi gradini, fino ad arrivare all'alta scalinata che conduce al presbiterio. Il suo forte rialzo è funzionale alla cripta sottostante che, forse ancora per ragioni statiche e di sostenibilità del terreno, è tutta fuori terra, a vista. La cripta presenta un impianto a tre navate coperto da volte a crociera; la nave centrale vede ulteriormente tripartito lo spazio da due colonne disposte davanti l'abside maggiore. La spazialità interna della chiesa riflette un insieme organico e coerente nonostante l'utilizzo di materiali di diversa provenienza determini la diversa altezza dei capitelli o il sostituirsi di un fusto di laterizi con il rocchio scanalato di una colonna classica; né riesce a interrompere il carattere unitario dell'ambiente il ricco repertorio ornamentale dispiegato nelle sculture dei capitelli (capitello cubico scantonato, riuso di una trabeazione antica, capitelli cubici con decori a tortiglione, incavi e fuseruole o con semplici tralci vegetali, capitello figurato...) L'elemento che più di ogni altro caratterizza la chiesa di S. Clemente è senza dubbio il prezioso ciborio che troneggia insieme all'altare dall'alto del presbiterio (vd. sezione Scultura Medievale, Teramo). Il ciborio mostra un linguaggio figurativo che riesce a coniugare elementi della tradizione con motivi decorativi di ascendenza araba o celtica; frutto della creatività di Ruggiero e Roberto, i quali con orgoglio firmano l'opera, il ciborio è riflesso della vivace realtà culturale che impronta l'Italia normanna del XII secolo. L'opera, sebbene non datata, è collocabile cronologicamente tra il 1140 ed il 1150, come prima realizzazione nota della bottega di Roberto, che produrrà più tardi, con la collaborazione di Nicodemo, il capolavoro di S. Maria in Val Porclaneta a Rosciolo. Degno di nota è anche l'antepedium dell'altare posto sotto il ciborio, per alcuni da attribuirsi sempre a Ruggiero e Roberto, per altri invece opera preesistente, recuperata dagli scultori per completare l'arredo del ciborio. La lastra in marmo è decorata con abile maestria a niello e raffigura un agnello crocifero entro un clipeo e motivi cruciformi entro un fitto ornato vegetale. All'interno della chiesa si conservano poche tracce di decorazione ad affresco. Lungo la navata sinistra troviamo una edicoletta datata 1419 con affreschi raffiguranti un'Annunciazione, Cristo benedicente, i simboli degli Evangelisti, S. Clemente ed una Madonna.

ORGANO DELLA CHIESA DEI SS. PIETRO E ANDREA
Notizie:  Il pregiato strumento (cm 450 x 195 x 176 ca.) conservato nella chiesa dei SS. Pietro e Andrea a Notaresco fu realizzato nel 1796 dall'organaro Onofrio Cacciapuoti di Vasto (v. Scheda autore), come attestato anche da un cartiglio rinvenuto all'interno della secreta del somiere maestro, nel quale si legge: "HOC FECIT ONOPHRIUS CACCIAPUOTI CIVITATIS VASTI MDCCXCVI". L'organo è posto nella sua ubicazione originaria, in una cantoria sopra il portale d'ingresso principale della chiesa, ed è racchiuso in una cassa di risonanza di legno semplicemente dipinta in grigio-azzurro con profilo piatto e prospetto tripartito diviso da paraste sormontate da capitelli e decorata da fregi in argento. La facciata è composta da 21 canne in stagno dipinte in argento, distribuite in tre campate e formanti altrettante cuspidi (7+7+7), con bocche allineate, profilo piatto e labbro superiore sagomato a mitria. La tastiera, originale, è collocata a finestra sotto il prospetto e presenta 45 tasti (estensione Do1 - Do5 con prima ottava scavezza). La pedaliera, dritta, è costituita da 17 pedali (Do1 - Sol Diesis2 con prima ottava in sesta) ed è costantemente unita alla tastiera. I registri sono disposti su due file verticali a destra della tastiera e vengono inseriti mediante tiranti con pomelli. Alla base dello strumento trovano posto due mantici a cuneo azionabili manualmente tramite due leve poste nel lato destro. Il somiere maestro è in noce, del tipo a tiro, e contiene all'interno 45 ventilabri e 10 stecche. Anche il crivello è in legno e la bocca delle canne interne è posta sotto di esso. Lo strumento è stato restaurato nel 1874 dall'organaro Vitale De Luca da Notaresco, come si evince anche da una iscrizione presente nella secreta del somiere maestro che riporta la scritta: "Fù restaurato da mè Vitale De Luca di Notaresco - anno1874".

ORGANO DELLA CHIESA DEL CARMINE
Notizie:  Di grande pregio storico e artistico, lo strumento (cm. 400 x 258 x 130 ca.) conservato nella chiesa del Carmine a Notaresco fu realizzato nel XVIII secolo, ma la totale assenza di cartiglio ne impedisce una precisa datazione e attribuzione. L'organo è posto nella sua ubicazione originaria, in una cantoria sopra il portale d'ingresso principale della chiesa, ed è racchiuso in una cassa armonica di legno semplicemente dipinta, con profilo piatto e prospetto ad unico scomparto, delimitata ai lati da paraste sormontate da capitelli e chiusa in alto da un cornicione rettilineo. La facciata è composta da 31 canne in zinco dipinte con porporina d'argento e disposte ad unica campata a formare una cuspide con ali laterali ascendenti; esse presentano bocche allineate, profilo piatto e labbro superiore sagomato a scudo. Alla base delle canne di facciata è collocata una fila di ance mentre, particolare assai raro, incorporato nella balaustra della cantoria spicca il postergale con 14 canne formanti un'unica cuspide. La tastiera, originale, è collocata a finestra sotto il prospetto e presenta 52 tasti (estensione Do1 - Sol5 con prima ottava scavezza) con diatonici in bosso con frontalini piatti e cromatici in ebano. La pedaliera, dritta a leggio, è costituita da 14 pedali (Do1 - Fa2 con prima ottava scavezza) ed è costantemente unita alla tastiera. I registri sono disposti su due file verticali a destra della tastiera e vengono inseriti mediante tiranti con pomelli. Alla destra dello strumento trovano posto due mantici a cuneo azionabili manualmente tramite stanghe. Il somiere maestro è in noce, del tipo a tiro, e contiene all'interno 11 stecche; anche il crivello è in legno.

SCULTURA LIGNEA
San Clemente Papa. Abbazia di San Clemente al Vomano
Frazione:  Guardia Vomano
Notizie:  La statua è conservata nell'abside destra della chiesa medievale di San Clemente al Vomano. Non si hanno notizie precise circa la sua provenienza, anche se l'impronta tardo- gotica la riconduce sicuramente alla fase più florida della produzione scultorea abruzzese, più precisamente, al periodo in cui alla raffigurazione della "Madonna col Bambino" si accostarono quelle del crocifisso e di alcuni Santi. La collocazione temporale dovrebbe essere dunque intorno alla prima metà del XIV secolo e a ciò va aggiunta una possibile attribuzione dell'opera, da parte del Previtali, al Maestro della Santa Caterina Gualino, autore della raffinata Madonna del Duomo di Teramo. Tale paternità collocherebbe la statua in una posizione di rilevante interesse artistico, proprio perché risulterebbe inserita tra le più significative produzioni della scultura lignea abruzzese del periodo. A sostegno di ciò vi è un'alta qualità del manufatto, che richiama la citata temperie culturale di riferimento nei tratti fisionomici, nella modellatura del panneggio e dell'intera figura. La scultura è stata sottoposta ad un attento restauro, che le ha consentito, per quanto è stato possibile, di tornare alle sembianze originarie. Il Santo presenta uno sguardo piuttosto attento, sul suo capo è appoggiata la tiara, la mano destra è sollevata in posizione benedicente e la sinistra regge un oggetto non chiaramente identificabile.

Scultura medievale
Guardia Vomano
Altare. Chiesa di San Clemente al Vomano
Notizie:  L'altare di S. Clemente al Vomano posto al di sotto del ciborio firmato da Roberto e Rogerio, viene generalmente ritenuto opera realizzata dagli stessi artisti e negli stessi anni del ciborio, cioè intorno alla metà del XII secolo. Secondo il Gandolfo (Gandolfo, 2004) l'altare sarebbe invece un elemento preesistente all'arrivo degli stuccatori, probabilmente già realizzato, ma forse non montato, diversi anni prima, in concomitanza con la fine dei lavori relativi all'area presbiteriale e solo completato e "rifinito" da Roberto e Rogerio. In ogni modo non si può ignorare il fatto che l'opera forma con il ciborio un insieme abbastanza unitario di straordinario impatto visivo, caratterizzato da decorazioni fitte e ipnotiche. L'altare, realizzato in marmo cipollino lavorato a niello, è dominato al centro da un agnello crucifero racchiuso in un clipeo, circondato tutt'intorno da un ornato fittissimo di motivi cruciformi e vegetali racchiusi entro formelle o fiori quadrilobi. L'opera presenta affinità notevoli per tecnica ed ornato, con la lastra sul retro dell'altare della cattedrale di Atri, datata entro il 1140 (Gandolfo, 2004).

Ciborio. Chiesa di San Clemente al Vomano
Notizie:  Il ciborio di S.Clemente al Vomano, sebbene non datato, è generalmente ritenuto opera collocabile cronologicamente tra il 1140 ed il 1150, come prima realizzazione nota della bottega di Roberto, che produrrà più tardi, con la collaborazione di Nicodemo, i capolavori di S.Maria in Val Porclaneta a Rosciolo. Il ciborio è composto da quattro colonne a fusto liscio sormontate da quattro capitelli di cui solo due originali, ovvero quelli del fronte anteriore, chiaramente esemplificati sui modi di Roberto e Rogerio. Le altre due colonne riutilizzano capitelli di spoglio, caratterizzati da uno stile corinzio rielaborato in chiave sintetica e schematica. I due capitelli anteriori, ricchissimi e dettagliati, sono invece composti da figure umane intrecciate a motivi vegetali; sulle quattro facce di quello sinistro si ripete la raffigurazione di un "elfo", ovvero di un omino con cappello a punta che si accarezza la barba, mentre sul capitello destro tra fitte e lussureggianti volute spuntano ancora elfi che addentano foglie e su una faccia, un volto demoniaco. Al di sotto di essi corre una stretta fascia quadrata dalla quale sporgono testine angolari, nel capitello sinistro, taurine, in quello destro, antropomorfe, tutte fortemente caratterizzate da fisionomie ora grottesche, ora inquietanti. Al di sopra di questa umanità bizzarra e visionaria poggia la volta del ciborio, costituita internamente da una volta cupoliforme con nicchiette angolari, decisamente ispirata ai modelli arabi rielaborati nel romanico pugliese. All'esterno la volta poggia sopra un parallelepipedo aperto su tutti i lati da doppie arcate pensili terminanti in tre casi, con una coppia di teste leonine sospese, ed in un quarto, con un omino raffigurato nell'atto di reggere sulla schiena il peso della struttura, mentre si fa largo tra due teste di animali. Le facce del parallelepipedo sono decorate esternamente da una fitta e complicata ornamentazione ad intreccio vegetale, vero e proprio marchio di fabbrica della bottega di Roberto. Tra racemi annodati e spiraliformi si incontrano figure cariche di complesse allusioni simboliche, come una scimmia, un uomo nudo azzannato da un cane, un altro piegato nell'atto di avvicinare un piede alla testa, un cervo braccato da cacciatori, elfi, arcieri, e ancora cani che ululano verso il cielo, grifi, demoni, centauri. Al di sopra dell'architrave decorato a palmette che incornicia il parallelepipedo, spicca il tamburo di coronamento, formato da un doppio giro di prismi ottagonali con raggio diverso, sfalsati l'uno rispetto all'altro, cioè disposti in modo che gli angoli di quello superiore, più piccolo, cadano in corrispondenza della metà dei lati di quello inferiore. I prismi sono traforati da archetti intrecciati di gusto moresco e archetti a ferro di cavallo, anch'essi di chiara derivazione islamica. Sormonta il tamburo una piccola piramide ottagona conclusa da un capitello con spigoli formati da testine e becchi d'uccelli affrontati. E' evidente che la struttura è animata da un moto ascensionale in cui i due poliedri e la piramide sembrano quasi ruotare e alludere al movimento delle sfere celesti, sottolineando il passaggio dalla terra alle profondità celesti, dalla materia allo spirito. Inoltre tutta l'opera parla un linguaggio, come già in parte sottolineato, chiaramente improntato al mondo arabo, sia per le tecniche costruttive in stucco, sia per la composizione architettonica con archi pensili, sia per l'ornamentazione fitta ad archetti islamici intrecciati, senza però essere immune dall'influsso della tradizione nord europea e celtica, sia per quanto riguarda l'uso di certi elementi simbolici, sia per la predilezione di motivi ad intreccio vegetale e vimineo tipici della miniatura e della scultura di quelle aree. Questa commistione di linguaggi culturali lontani, apparentemente difficile da comprendere, può essere invece ben spiegata con la complessa e sfaccettata cultura normanna creatasi nell'Italia meridionale del XII secolo.

FARMACIE: Farmacia Mazzoni, Via Circonvallazione 10, Telefono: 085895506
Farmacia Sciarretta, Contrada Giardino Guardia Vomano 1,Telefono: 085898101

COMUNI LIMITROFI: Atri, Castellalto, Cellino Attanasio, Morro d'Oro, Mosciano Sant'Angelo, Roseto degli Abruzzi

COPERTURA ADSL: NO

FOLCLORE, FATTI E ANEDDOTI DI CITTA':

SANTO PATRONO: San Gennaro, festeggiato il 19 Settembre

Il mercato rionale si svolge ogni venerdì della settimana.

GASTRONOMIA: LA TJELLE
Ingredienti:
Patate
Peperoni dolci
Melanzane
Pomodori
Cipolle
Prezzemolo
Aglio
Peperoncino
Olio
Sale
Origano
Sedano.
Preparazione:
Dopo averle pulita, tagliare a fette le melanzane, salarle e lasciarle per due ore. Dopo ciò possiamo pulire e tagliare le altre verdure e metterle in una teglia da forno. Aggiungiamo olio, sale, aglio, peperoncino, origano e sedano. Poniamo la teglia nel forno a calore medio e aspettiamo che ultimi la cottura.

PERSONE FAMOSE DEL COMUNE: Giuseppe Devincenzi, ( Notaresco, 1814 - Napoli, 1903), agronomo e uomo politico; Ignazio Rozzi, ( Notaresco, 1795 - Teramo, 1870), naturalista; Giuseppe Romualdi, ( Notaresco, 1877 - Notaresco, 1943), scrittore e commediografo;

ECONOMIA: Si basa principalmente sull'agricoltura. che fornisce ottimi prodotti. in particolare vini DOC. Un'altra voce dell'economia è costituita da alcune attività artigianali in campo manifatturiero (in passato erano fiorenti la lavorazione del rame e la tessitura) e dall'industria alimentare.

MANIFESTAZIONI ED EVENTI: 19 Settembre, festeggiamenti in onore di San Gennaro

ASSOCIAZIONI:

  • Pro Loco NOTARESCO 
    Indirizzo 
    Via Colleventano, 26, Notaresco - 64024 Notaresco 
    Contatti 
    Legale rappresentante Franco D'Ascanio
    Telefono               085-895192       
    Telefono               335-6511191       
    Email info@pr5.it

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