Comune di Morro d'Oro

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DESCRIZIONE:

Morro d'Oro è un piccolo centro della provincia di Teramo, di 3.300 abitanti. 

Il Comune ha sede in Piazza Duca Degli Abruzzi 1

Gli abitanti sono detti "Morresi"

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ORIGINE DEL NOME: ORIGINI DEL NOME Il toponimo di Morro D'Oro, le cui origini, come abbiamo visto, sono indefinite (Murus, Murrum, Morrum, poi nel 1567 compare Moro, nel 1601 Murro e nel 1703 Morra) ha la sua definitiva denominazione in quello attuale, giusto Regio Decreto 13 dicembre 1863, n. 1616 ed in base alla delibera Consiliare del 18 ottobre, che così recitava: "... considerato che il Comune per la fertilità dei terreni è stato sempre abbondante, ritenendo che d'antico tempo gli è stato dato sempre l'epiteto di Morro D'Oro, ha deliberato la parola aggiunta [d'oro]

STORIA: Le origini di Morro D'Oro si perdono nei meandri della storia del Medio Evo: probabilmente esse risalgono all'epoca delle incastellazioni (VIII - X secolo); ma notizie probanti della sua esistenza le abbiamo solo a datare da un documento del 1021, che parla di una donazione fatta da Adelberto De Aprutio in favore del Monastero di Montecassino e in cui compare il tenimento di Muro e si menziona di un Castello Veccio. Altri documenti del 1101 e del 1128, in cui compare il termine Murum (o Morrum), testimoniano ulteriormente della sua esistenza. Nel XII secolo. Il territorio apparteneva a Trasmondo di Castelvecchio; ma dopo il 1200 anche Morro entrò nella zona di influenza degli Acquaviva, come peraltro era avvenuto, o avvenne in seguito, per gli altri paesi limitrofi, da Atri fino al fiume Tronto. Nei secoli successivi le sorti di Morro, naturalmente, si identificarono con quelle della famiglia Acquaviva, sotto la cui giurisdizione rimase fino ai primi del '700. A tutto il 1807, la comunità di Morro fu aggregata amministrativamente a Notaresco; ma con il governo del RE di Napoli, Gioacchino Murat, nel detto anno fu provvisoriamente aggregata a Montepagano; e però già nel 1808 fu resa autonoma, in linea di massima nella configurazione territoriale attuale. debba essere scritta coll'apostrofo...".

GEOGRAFIA:

Sito a cavallo delle vallate del Tordino e del Vomano, il suo territorio si estende per 28,2 Kmq. e raggiunge una altitudine di 210 Mt. S.L.M.

GEOGRAFIA ANTROPICA

Le frazioni del Comune sono:

  • Bivio Fontanelle
  • Pagliare 
  • Capo le Coste
  • Case Cavicchi
  • Case de' Cesari
  • Case di Bonaventura
  • Case di Pasquale
  • Case Merluzzo
  • Case Razzano
  • Case Romani
  • Case Sacchetti
  • Contrada Acquasanta
  • Contrada Cancrini
  • Contrada Colle San Pietro
  • Contrada Fonte Doti
  • Pagliare Vecchia
  • Piano Cecchino
  • Piano Cesare
  • Torrenera

 

TURISMO:

Abbazia di Santa Maria di Propezzano

La sua esistenza è accertata negli anni a cavallo dal 930 al 960, ma una consolidata tradizione, non probante e dai tratti a volte fantasiosi, la fa risalire al 10 maggio del 715 d.C. Trattasi di complesso abbaziale in stile romanico-gotico, con la tipica disposizione dei conventi benedettini (struttura edilizia, la chiesa, il portale, il chiostro, l'abside, ecc.); è perfettamente conservato nella struttura originaria, in quanto anche i restauri (non molti, per la verità) a cui è stato soggetto sono stati eseguiti con perfetta aderenza all'origine, ivi compreso anche il materiale impiegato. Il complesso di S. Maria di Propezzano sorge nella valle del Vomano a poca distanza dall'abitato di Morro D'Oro. Le origini dell'abbazia sono legate alla leggenda dell'apparizione della Vergine propizia ai miseri (da cui Propezzano) avvenuta il 10 maggio del 715 nel luogo dove sorgeva già una chiesetta, che su richiesta della Madonna fu ampliata. La notizia dell'apparizione è riportata nella bolla pontificia con cui Bonifacio IX concede alla chiesa delle indulgenze (Bindi, rist. anast. 1889), ed è stata tramandata per mezzo di un'iscrizione quattrocentesca affrescata sulla facciata della chiesa ed attraverso episodi dipinti ad affresco sia nella chiesa ('400) che nel chiostro ('600). L'esistenza sul luogo di una chiesetta precedente il 715 non trova molte conferme a livello documentario e strutturale. I dati storici che si possono trarre dall'iscrizione di facciata, oggi molto lacunosa, lasciano spazio in realtà a non poche contraddizioni, come ha puntualmente rilevato l'Aceto nel suo studio sull'argomento (Aceto 1986); né emergono tracce strutturali riferibili ad una primitiva chiesa del VIII secolo. Tuttavia alcuni frammenti scolpiti reimpiegati come materiale da costruzione nell'odierna facciata, posso stilisticamente datarsi all'VIII secolo. In particolare i rilievi sono vicini ad alcuni frammenti di nastri intrecciati provenienti da S. Giusta di Bazzano e da S. Giustino a Paganica, tanto da far pensare per essi ad una stessa mano, capace di "non generiche somiglianze" con manufatti longobardi dell'età liutprandea (Aceto 1986). Si conservano viceversa evidenti le tracce di un impianto a navata unica con abside semicircolare, databile all'XI secolo. Allo stesso periodo possono riferirsi il portale maggiore ed alcune sculture erratiche rinvenute nella chiesa. L'analisi dettagliata delle strutture assegna invece la chiesa odierna ad una terza fase costruttiva riferibile al XIV secolo. Lo schema planimetrico adottato in S. Maria di Propezzano presenta chiari influssi borgognoni ed insieme caratteri tipologici che possiamo definire tardo romanici; le scelte compositive in esso adottate sono accostabili alle soluzioni sperimentate nel duomo di Atri e nella chiesa cistercense di S. Maria Arabona. L'interno, completamente realizzato in cotto, presenta una pianta rettangolare divisa in tre navate da archi a tutto sesto ricadenti su piloni con semicolonne disposte in senso longitudinale e lesene trasversali di collegamento alla volta a crociera. La semplice geometria della forma cubica dei capitelli è ingentilita dal colore caldo del cotto, lavorato con particolare accuratezza. Sulla terza arcata di sinistra si conserva un interessante ciclo di affreschi databile al 1499, che narra le vicende della fondazione di S. Maria ed un'Annunciazione. Nel presbiterio, rialzato da bassi gradini e senza absidi, troviamo la stessa scansione in campate della navate, ma gli archi sono a sesto acuto ed i pilastri polistili sostengono una volta a crociera con costoloni. La coerenza strutturale dell'impianto fa ritenere che la chiesa sia stata concepita in maniera unitaria, tuttavia il carattere più spiccatamente gotico del coro rispetto alla navate, è spia di una variazione di programma in corso d'opera. L'Aceto, nel suo accurato studio sull'argomento, giunge ad ipotizzare che l'architetto di S. Maria abbia lasciato il cantiere a lavori non ancora conclusi, e senza la sua guida si sia proceduto nella navata ad una semplificazione delle forme e all'adozione di soluzioni più arretrate. Lo studioso giunge anche a dare un nome all'architetto, che identifica con Raimondo di Poggio, lo scultore documentato ad Atri alla realizzazione dei portali del duomo, al quale è attribuito anche il disegno del portale laterale di Propezzano, la cosiddetta "Porta Santa" (per approfondimento vd. Aceto 1986). L'omogeneità dello spazio interno è negata dall'ampia facciata, che mostra in maniera chiara il succedersi di diverse fasi costruttive, poco armonizzate tra loro. Il corpo centrale è il tratto più antico, corrispondente alla chiesa romanica, mentre i due corpi laterali sono realizzati nel Trecento, al momento dell'adozione delle tre navate. Alla seconda metà del Quattrocento risale il nuovo rimaneggiamento che conferisce l'aspetto definitivo all'intera facciata; i lavori sono operati su iniziativa dei cardinali Acquaviva, abati commendatari dell'abbazia di Propezzano. Al corpo centrale viene addossato il piccolo portico a tetto con tre archi a tutto sesto nella fronte ed uno a lato (la data dipinta sull'architrave, molto lacunosa, da alcuni letta 1285, può essere in realtà anche decifrata 1466); un rosone più ampio, caratterizzato dal semplice degradare di cerchi concentrici in cotto, sostituisce l'antico rosone romanico, parzialmente occultato dal portico e non più in asse (riaperto in occasione degli ultimi restauri); la terminazione, in origine a spioventi, assume un profilo rettilineo, con un motivo ad archetti ciechi di raccordo tra le parti. Allo stesso intervento si può ricondurre il montaggio in facciata della cosiddetta Porta Santa, come lascia intuire lo stemma degli Acquaviva scolpito tra i capitelli. In origine il portale era collocato nel prospetto posteriore, un ingresso monumentale progettato forse per regolare il flusso dei fedeli che partecipavano numerosi alle festività celebrate nella chiesa. A differenza del portale maggiore che non presenta decorazioni, fatta eccezione per l'affresco dipinto nella lunetta raffigurante una Madonna con il Bambino, il portale laterale esibisce un ricco ornato, tale da renderlo il fulcro decorativo di tutta la composizione. Negli stipiti si alternano colonnine a doppio nodo, a busto liscio e a tortiglione spezzato, che sorreggono piccoli e rigogliosi capitelli; l'architrave liscio contrasta con la fitta decorazione dell'archivolto, dove si dispongono delle palmette, delle foglie a punta di diamante, un motivo geometrico e un tralcio con motivi vegetali ed animali. La decorazione della Porta Santa è generalmente attribuita a Raimondo di Poggio, per via delle evidenti analogie che presenta con il portale laterale del duomo di Atri, firmato dallo scultore e datato 1302. Secondo l'Aceto lo scultore-architetto Raimondo ha disegnato il portale, eseguito poi dalla sua bottega, nella "seconda parte del primo decennio del Trecento", dopo quindi l'intervento ad Atri. (Aceto 1996). Al XIV secolo risale anche il chiostro a pianta quadrata, dalle forme semplici ed armoniose. Il portico è caratterizzato da ampie arcate a tutto sesto e da pilastri poligonali dal capitello cubico smussato agli angoli; il loggiato superiore è stato realizzato in un secondo tempo, forse nel Cinquecento, con due arcatelle su colonne per ogni arcata del portico. Nelle lunette del chiostro si conservano gli affreschi seicenteschi realizzati dal pittore di origine polacca Sebastiano Majewski. Al 1597 risalgono invece gli affreschi che ornano le pareti del refettorio con scene rappresentanti sempre le storie della Vergine cosiddetta del "Crognale", voce dialettale che indica l'albero di Corniolo vicino al quale avvenne la miracolosa apparizione.

Chiesa di San Salvatore.

La sua costruzione, in stile gotico, risale al 1331 ed è opera di Gentile di Ripatransone. All'interno sono presenti altari lignei del 1500 e 1600, nonché tele del Ragazzini (del 1600) e una statua della Madonna in cotto di scuola atriana del 1500.

Convento di Sant'Antonio

Circa 1 Km ad ovest del capoluogo: di epoca medievale (notizie certe della sua esistenza risalgono al 1260), pare debba la sua fondazione alla venuta di San Francesco d'Assisi, che fu in Abruzzo almeno tre volte, nel 1215, nel 1220 (o 1222) e nel 1225. Soppresso definitivamente per ordine di Giuseppe Napoleone Bonaparte (fratello del più noto Napoleone) e successivamente di Gioacchino Murat, entrambi Re di Napoli, non fu più riaperto. Sconsideratamente tenuto in abbandono per circa 200 anni, attualmente è stato parzialmente ristrutturato dal proprietario. Tuttavia, è ancora possibile ammirarne la struttura originaria esterna (anche se parzialmente modificata) ed alcune parti interne. Nel Provinciale Vetustissimum (1334-1344) Morro d'Oro risulta tra gli insediamenti francescani della Custodia Aprutina. I locali del convento, di cui restano solo tre bracci voltati a crociera, furono terminati con molta probabilità nel XVII secolo ma, abbandonati in seguito alla soppressione napoleonica, già nel corso dell'Ottocento erano stati riconvertiti e destinati ad usi agricoli. Della chiesa, ad aula unica coperta a tetto, sopravvive solo la facciata sulla quale si apre il portale trecentesco, simile per tipologia a quello di Teramo e Campli, che oggi immette in una cappella ricavata dall'ambiente d'ingresso della chiesa originaria. Diametralmente opposta alla chiesa è ancora visibile una caratteristica torre colombaia.
Notizie:  La chiesa di San Salvatore sorge al centro dell'abitato di Morro d'Oro, non molto distante dall'abbazia di Santa Maria in Propezzano, della quale essa era sicuramente dipendenza nel XVI secolo. Sin dagli inizi del Trecento entrambe le chiese erano patronato della famiglia Acquaviva, del ramo dei duchi di Atri e conti di San Flaviano. Utili notizie sulla storia di San Salvatore sono fornite dall'iscrizione posta accanto all'ingresso laterale del fianco destro, nella quale sono citati il papa del tempo, Giovanni XXII, il sovrano regnante, Roberto d'Angiò, e il feudatario del luogo, Francesco Acquaviva, nonché la data 1331 e il nome del "magister Gentilis de Ripatransoni". Esiste qualche dubbio interpretativo riguardo l'intervento di Gentile di Ripatransone, che secondo il Gavini (Gavini 1927, edizione 1980) dovrebbe essere il costruttore o l'impresario dei lavori piuttosto che l'architetto. La giustificazione data dall'autore risiede nel fatto che i Benedettini avevano l'uso di elaborare lo schema dell'edificio per poi farlo eseguire da maestranze scelte. Da ciò si è potuto ipotizzare che il termine "magister" stia ad indicare forse uno scultore, se si attribuisce a Gentile il bassorilievo con l'"Agnus Dei" che porta inciso il suo nome. La stessa data del 1331 sembrerebbe da prendere come termine "ante quem" piuttosto che come riferimento cronologico preciso, dal momento che non vi sono elementi sufficienti per ricondurre la costruzione dell'edificio proprio a quell'anno. I caratteri stilistici della chiesa non permettono comunque di allontanarsi troppo da questa data. Al di là delle incertezze di carattere storico e documentale, dal punto di vista architettonico la chiesa presenta una struttura molto vicina a quella dell'abbaziale di Santa Maria di Propezzano, rispetto alla quale è sicuramente successiva. La pianta è rettangolare di circa 20 metri per 40, suddivisa in tre navate ciascuna di cinque campate. L'abside è assente e le ultime campate inizialmente svolgevano la funzione di coro mentre ora sono usate come presbiterio e sacrestia.

ORGANO DELLA CHIESA DEI SS. SALVATORE E NICOLA DI BARI
Notizie:  L'organo (cm. 650 x 350 x 130 ca.) della chiesa dei SS. Salvatore e Nicola di Bari a Morro D'Oro fu realizzato, con mirabile perfezione tecnica e vivo senso artistico, dal celebre organaro marchigiano Adriano Fedri (v. Scheda autore) nel 1754, come si evince da una iscrizione manoscritta presente all'interno della secreta del somiere maestro nella quale si legge: "Adriano Fedri fece nel 1754". Originariamente lo strumento fu collocato dietro l'altare, sopra il coro, e solo nel 1835 fu spostato in una cantoria sopra la porta d'ingresso principale della chiesa, soprattutto per renderne migliore l'acustica. Esso è chiuso in una cassa di risonanza lignea finemente decorata e dipinta in vari toni (rosso, giallo e grigio); il prospetto è diviso in tre scomparti, con la campata centrale maggiore delle laterali, delimitati da lesene con capitelli e uniti da tre festoni di legatura in legno intagliato e dorato. Nel frontone spicca lo stemma dello Spirito Santo. La facciata è composta da 25 canne in stagno distribuite in tre campate e disposte a cuspide (9+7+9); esse presentano profilo piatto, bocche non allineate e labbro superiore sagomato a mitria con punto sbalzato alla sommità. La tastiera, collocata a finestra sotto il prospetto, è costituita da 45 tasti con diatonici ricoperti in bosso e cromatici in ebano. La pedaliera, dritta a leggio, è costituita da 13 pedali. Un cartiglio, presente nella secreta del somiere maestro, ci informa che lo strumento è stato restaurato nel 1949 dall'organaro di Teramo Vincenzo Di Pietro: "Vincenzo Di Pietro restaurò nel 1949". Recentemente l'organo è stato nuovamente restaurato.

Torre di Morro d'Oro
Notizie:  Dell'antico castello edificato nel XIV secolo, non rimangono molte tracce. Spicca ancora la torre a pianta quadrata, realizzata in muratura continua con volte a botte e a padiglione, muro a scarpa. Il bastione e la torre appartengono completamente alla tipologia dei manufatti di difesa del XIV- XV secolo dell'area teramana, con la muratura in pietrame rifinita con i sottili mattoni ben connessi tipici di questa zona, e i ricorsi di fori pontaioli non risarciti.

FARMACIE: Farmacia Chierichetti Patrizia, Via Nazionale 3 località Pagliare di Morro d'Oro, Telefono: 0858041102
Farmacia Comunale Morro D'Oro

COMUNI LIMITROFI: Atri Notaresco, Roseto Degli Abruzzi

COPERTURA ADSL: NO

FOLCLORE, FATTI E ANEDDOTI DI CITTA':

SANTO PATRONO: San Nicola, festeggiato il 6 Dicembre

Il mercato rionale si svolge ogni mercoledì e sabato della settimana.

GASTRONOMIA: STUFATINO CON LE SELLERE
 1 kg e 1/2 di sedano 
 1 kg e 1/2 di patate 
 1 cipolla 
 1 bicchiere scarso di olio 
 sale e pepe q.b. 
Affettare la cipolla e rosolarla nell'olio. Pulire i gambi di sedano, tagliarli a tocchetti dopo aver tolto le foglie e tagliare ugualmente le patate. Unire tutto alla cipolla e fare insaporire, salando e pepando. Quando patate e sedano saranno ben rosolati, coprire con acqua calda e cuocere a fuoco lento. a cottura ultimata, spegnere il fuoco e lasciare il composto al caldo.

PERSONE FAMOSE DEL COMUNE:

  • Michelangelo Cicconi, nato a Morro d'Oro, Teramo il 17 gennaio 1751, dei chierici regolari della Pietrasanta, giustiziato a Napoli il 18 gennaio 1800 come aderente alla repubblica napoletana

ECONOMIA: Le condizioni economiche del Comune di MOrro D'Oro: da un'economia esclusivamente agricola - ed in prevalenza a mezzadria - ad una più integrata agricola-artigianale-industriale. Dunque, la sua economia è basata, da una parte sull'agricoltura, però di tipo avanzato e a colture selezionate (ortaggi e frutteto), oltre a quelle tradizionali: cereali in genere; dall'altra sul terziario (artigianato edile e, in minor misura, commercio); ma vi è anche un adeguato sviluppo industriale, che assorbe una mano d'opera di circa 300 unità

MANIFESTAZIONI ED EVENTI: 6 Dicembre: festeggiamenti in onore di san Nicola Di Bari, patrono della città

ASSOCIAZIONI:

  • Pro Loco MORRO D'ORO 
    Indirizzo 
    Piazza Duchi degli Abruzzi, Morro D'Oro - 64020 Morro d'Oro 
    Contatti 
    Legale rappresentante Danilo d'Eugenio
    Telefono               328-6261221       
    Fax 085-8958602
    Email info@prolocomorrodoro.it

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