Comune di Isola del Gran Sasso
DESCRIZIONE:
Isola del Gran Sasso d'Italia è un comune di 4.961 abitanti in provincia di Teramo: fa parte della Comunità montana Gran Sasso, Zona "O".
Il Comune ha sede in Piazza Contea di Pagliara 16
Gli abitanti son detti "Isolani"
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ORIGINE DEL NOME:
ORIGINI DEL NOME
Il suo nome deriva dal fatto che anticamente era un'isola, in quanto circondata da due fiumi: il Ruzzo e il Mavone. Al paese si accedeva tramite delle porte che delimitavano un castello turrito; quelle più importanti sono quella del Torrione e quella della Cannavina. Il nome latino era "Insulam
STORIA: Nei pressi del paese sono state rinvenute tracce di abitazioni risalenti al periodo neolitico, ma le prime notizie certe riguardanti Isola col suo nome proprio si riferscono al XII secolo, quando il Conte Attone, nel 1115, otteneva dal Vescovo di Teramo il feudo del castello di Isola; successivamente, nel 1120, tale feudo veniva assegnato a San Berardo dei Conti di Pagliara (De Palla Aurea), che già possedevano il loro castello feudale sopra Isola (Pagliara). Nel 1173 il castello dell'Isola di Penne (nome del paese nei documenti di quel periodo), era ancora tra i possedimenti dei Conti di Pagliara e il paese contava 48 famiglie. Verso il 1215, secondo una tradizione mai smentita, San Francesco d'Assisi venne ad Isola e vi fondò un convento per i suoi frati chi vi rimasero fino al tempo delle soppressioni napoleoniche; tale convento è l'attuale Santuario di San Gabriele. I Pagliara governarono tutta la Valle Siciliana, quindi anche Isola, fino al 1340, quando se ne impossessarono gli Orsini. Dopo varie vicende, questi nel 1526, affidavano i loro possedimenti a Re Carlo V, che assegnò la zona al Conte D. Ferrante Alerçon y Mendoza. Una testimonianza del periodo di tale personaggio la si ritrova nella chiesa parrocchiale di Isola, su una lapide della cappella del battistero. I Mendoza dominarono il territorio Isolano fino a quando Re Giuseppe Napoleone Bonaparte, con la legge del 2 agosto 1806, abolì per sempre il sistema feudale. sorsero allora, al posto delle antiche "Università Agricole" dell'Isola Pagliara, Casale, Cerchiara, Forca e Collalto, il Comune di Isola comprendente le frazioni di: Casale San Nicola, Fano a Corno, Cerchiara, Varano, Forca di Valle, Cesa di Francia, San Gabriele, Pacciano, Frisoni, Collalto, Trignano, San Giovanni, Tembrietta, Capsano, Colliberti, San Massimo, Pretara, Ceriseto, San Pietro e Villa Piano. Nel 1821 anche a Isola nacque la società segreta detta "Carboneria"; il gruppo era composto da 52 iscritti tra i quali emergevano importanti personalità come Leonardo Madonna, Giuseppangelo De Angelis, Francesco Paolo Petrilli e Francesco Mezzanotte. Dopo l'Unità d'Italia, nella Valle Siciliana emerse il fenomeno del Brigantaggio; le contrade della zona erano sconvolte da violenti scontri armati tra i reparti delle milizie regie e le bande brigantesche del "capitano" Bernardo Stramenga di Villa Passo di Civitella e di Angelo Florj due pericolosi capibanda che, forti di oltre centocinquanta uomini, scorazzavano indisturbati per tutta la valle, seminando ovunque terrore e sangue. Angelo Florj, di Isola, si proclamava comandante della sesta compagnia realista, composta da una cinquantina di uomini. Nascosto tra gli anfratti del Monte Corno spadroneggiava ovunque nelle contrade della zona, tentando più volte di penetrare anche in Isola, ma sempre senza esito perché questa si teneva ben accorta chiudendo ogni sera le sue tre porte di ingresso proteggendole con pesanti sacche di sabbia. Uno squadrone di suoi uomini si dice fosse comandato da una donna, chiamata "Cianella" (Lucia Cardi). "Cavalcava con destrazza e maneggiava il fucile come un uomo". Si diceva anche che fosse l'amante del capobanda Florj che trovò la morte a Cesa di Francia ucciso a tradimento da un suo compagno di scorrerie. Nel 1863 il Comune prese il nome attuale di Isola del Gran Sasso d'Italia. Attualmente conta poco meno di 5000 abitanti.
GEOGRAFIA:
Il Comune ha una estensione di 83 Kmq. e una altitudine di 415 Mt. S.L.M.
GEOGRAFIA ANTROPICA
Il Comune presenta le frazioni di:
- Capsano
- Casale San Nicola
- Cerchiara
- Ceriseto
- Cesa di Francia
- Colliberti
- Fano a Corno
- Forca di Valle
- Pacciano
- Pretara
- San Giovanni
- San Massimo
- San Pietro
- Trignano
TURISMO:
MUSEI
Museo Stauròs di Arte Sacra Contemporanea
VILLE E PALAZZI
Palazzo baronale Henrici-De Angeli, cinquecentesco
CHIESE
CHIESE
Notizie: L'insediamento francescano di Isola del Gran Sasso non è ricordato nell'elenco redatto da Paolino da Venezia nel Provinciale Vetustissimum, anche se alcuni storici ritengono di poterlo identificare con Vallem, annoverato dall'autore tra quelli della Custodia Adriensis, non altrimenti meglio identificato. Se si accetta questa tesi il convento già nel 1229 ospitava il primo Capitolo Provinciale che vide l'elezione di padre Serafino dell'Isola. La tradizione, accolta da vari autori, vuole che il convento di Isola sia stato fondato dallo stesso San Francesco, giunto in queste terre tra il 1215 e l'anno successivo per pacificare alcune nobili famiglie in dissidio per questioni di confini. Pare che sul confine contestato fu edificata una piccola sede francescana, ristrutturata ed ampliata nel corso del XVI secolo dai Conventuali; a questa fase risale il portale della chiesa, oggi ricostruito nel chiostro. Il convento ha subito varie vicissitudini, tra cui quattro soppressioni: da parte di Papa Innocenzo X (1652), da Giuseppe Bonaparte (1809) e dal Regno d'Italia (1866 e 1882). Definitivamente riaperto nel 1894, oggi è meta di un fitto pellegrinaggio perché conserva le spoglie mortali di San Gabriele dell'Addolorata, patrono d'Abruzzo.
Chiesa di San Giovanni ad Insulam
Notizie: La chiesa di San Giovanni ad Insulam sorge tra l'XI e il XII secolo. Delle sue origini non conserviamo documenti specifici, solo notizie indirette. La prima attestazione risale alla lite tra Oderisio, vescovo di Penne, e Senebaldo, abate di San Quirico, vicino Antrodoco e precisamente al decreto del 19 gennaio 1184 emesso dal papa Lucio II per redimere la contesa e risolvere la questione di attribuzione di poteri e proprietà tra il vescovo e l'abate. All'epoca la chiesa già esisteva con una sua precisa configurazione. A permettere una ricostruzione del suo assetto originario è l'analisi della struttura dell'edificio che è rimasto integro anche perché è riuscito a sfuggire ai pesanti interventi e rifacimenti dell'epoca barocca, a differenza di molte chiese che hanno visto stravolgere il loro assetto in quel periodo. L'intero organismo si compone di una cripta e della chiesa superiore. Sul rapporto tra queste due componenti sono state avanzate ipotesi diverse. Il Balzano, nell'opera "San Giovanni ad Insulam o al Mavone" (Balzano, 1914), sostiene che la cripta sia una costruzione precedente il Mille, cioè una chiesetta preesistente che venne poi inglobata nella nuova chiesa come cripta. A sostegno di quest'ipotesi è una lastra infissa nella muratura risalente al VII o VIII secolo che presenta un motivo geometrico astratto tipico dell'epoca; doveva essere in origine una transenna poi inserita nella muratura a scopo decorativo. Il Gavini (Gavini 1927, ristampa 1980) ha contrastato quest'ipotesi sostenendo l'unità progettuale dell'intera costruzione; a proposito della cripta sostiene che "questo soccorpo non ha caratteri di grande antichità, né forme indipendenti dalla planimetria del tempio che gli fu sopra." Ancora il Gavini: "la cripta prima e la chiesa poi" sono "sorte con un'unità di concetto in successivi periodi di lavoro che occuparono più di un secolo". La lunga durata dei lavori, che si riscontra anche in altri casi nell' Abruzzo montano, si spiega come effetto delle difficili condizioni climatiche e dei freddi inverni che imponevano lunghe soste nei mesi invernali. La cripta si estende per circa i due terzi della superficie della chiesa superiore e determina una differenza di livello scandita da sei scalini; dall'ingresso fino alle prime due campate il pavimento resta a livello del portale per poi sopraelevarsi in corrispondenza della cripta. La cripta, costruita nel XI secolo, è di chiara impronta benedettina, come si desume dall'analisi strutturale. Essa ha pianta quasi quadrata ed è suddivisa in tre navate e quattro campate con copertura a crociera. Quattro corti sostegni circolari culminanti in grandi e squadrati capitelli sostengono le arcate semicircolari che collegano le volte. La navata centrale è leggermente più larga delle altre e termina nell'abside semicilindrica corrispondente a quella superiore. All'esterno presenta una muratura in pietre grossolane su cui si aprono piccole finestre con arco a strombo esterno. La chiesa superiore appartiene ad una seconda fase costruttiva relativa al XII secolo. La differenza tra i due organismi viene evidenziata dalla diversa muratura, che si innesta a partire dalla copertura della cripta, fatta di conci regolari, squadrati sia all'interno sia all'esterno delle pareti. In questa fase la dimensione della chiesa crebbe notevolmente estendendosi verso il piazzale e determinando due livelli al suo interno collegati da alcuni gradini. Alcuni effetti scenici e certe differenze architettoniche (colonne nella zona presbiteriale e piloni rettangolari nell'aula) sono state all'epoca introdotte per sottolineare la separazione tra i due ambienti religiosi, quello destinato ai fedeli e quello presbiteriale. La chiesa si presenta a tre navate con un'abside; le navi sono scandite da sei arcate che, nella parte anteriore fino all'arco trionfale, poggiano su pilastri e, nel presbiterio, su colonne. Una terza fase, datata al XIII secolo, è quella caratterizzata dal coronamento della facciata, dalla decorazione ad archetti pensili e dalla muratura superiore che vede alternati conci e fasce di laterizi rossi, assumendo, sostiene il Gavini (Gavini, ivi), " la cortina caratteristica di tanti monumenti teramani". Secondo il Gavini (Gavini, ivi) il prospetto a coronamento orizzontale, tipico dell'architettura abruzzese, trova a San Giovanni la sua prima applicazione, col fine di nascondere il carattere di capanna che la chiesa aveva assunto in seguito all'innalzamento delle navate laterali. La facciata non è pervenuta a noi integra nella sua struttura originaria; nella parte superiore, nell'angolo di sinistra, la cornice orizzontale è stata bruscamente interrotta dall'inserimento di un campanile. In alto la facciata è decorata da archetti pensili alternati, a sesto tondo e a sesto acuto, poggiati su mensole. La stessa decorazione prosegue su fianchi e sul semicerchio dell'abside. Sulla facciata si aprono un portale, una finestra rotonda e due bifore. Gran parte di questi aspetti e caratteri stilistici richiamano i modi della scuola di San Liberatore a Maiella che aveva già fatto da riferimento per la prima fase costruttiva, soprattutto per certi aspetti decorativi dei capitelli delle colonne. Il portale principale, ascrivibile alla prima metà del XII secolo, presenta una configurazione nuova data da un archivolto incorniciato da un'edicola con chiusura a timpano. Si tratta di una tipologia di probabile origine umbra importata in Abruzzo con grande successo. Gli stipiti, a vivo di cortina, sono decorati da raffinati ed eleganti bassorilievi che risentono dello stile della scuola di San Liberatore. Sono otto formelle incastrate negli stipiti che rappresentano figure demoniache e bestiali, molto diffuse nelle decorazioni delle chiese del XII secolo, che assumono un significato simbolico. Le due formelle in basso raffigurano due leoni minacciosi l'uno di fronte all'altro. Sullo stipite di destra, al di sopra del leone stanno due colombe, un grifo rampante su foglia stilizzata, ed un drago che divora un serpente. Su quello di sinistra sul leone stanno: un drago, una leonessa con la coda rialzata, e due uccelli mostruosi. La tecnica utilizzata in questi bassorilievi è la stessa: le figure sono state scolpite all'interno di un riquadro più basso rispetto al piano di superficie in modo da ottenere risalto dallo sfondo. Alcune figure presentano una maggiore definizione nei tratti, come nel caso della leonessa e del grifo, le altre sono meno definite e meno nette, quasi piatte e informi. Nel complesso questo portale è molto vicino, per caratteri stilistici e decorativi, al portale destro di San Liberatore a Maiella, datato al 1080. Probabilmente le formelle furono realizzate a quell'epoca e poi rimaste inutilizzate e inserite nel portale solo nella terza fase costruttiva. L'architrave è costituito da un listello, gola diritta e fregio decorati in maniera delicata con foglie di acanto silvestre, rosette e palme a ventaglio racchiuse in gambi che spuntano dalla bocca di strane figure poste alle estremità. L'archivolto, sporgente, sagomato e intagliato, raccorda l'arco di scarico con il frontone definito da una cornice ad ovoli. L'arco di scarico, piuttosto largo, presenta il motivo dell'acanto classico con grandi volute contenenti fiori che si originano da due foglie piene. Il motivo decorativo di questi elementi è più evoluto di quello dei piedritti, orientato ad un maggiore naturalismo rispetto al carattere astratto dei rilievi presenti sui lati del portale; questa considerazione fa supporre una realizzazione più tarda e permette di stabilire una stretta analogia con il motivo presente sugli stipiti e sull'archivolto del portale della chiesa di San Clemente al Vomano. Ne risulta un opera nuova ed elegante che riesce ad armonizzare elementi classici con una struttura innovativa e libera. La finestra circolare che sovrasta il portale si presenta molto semplice e nuda; di essa resta una mostra circolare scolpita a bassorilievo mentre deve essere caduta la raggiera interna. Le bifore laterali presentano un archivolto falcato e colonnine sormontate da pulvini a stampella. Contemporaneo al portale principale è il portale sul fianco destro che aveva funzione di collegamento tra la chiesa ed un torrione laterale. La parte più significativa è l'archivolto che presenta una decorazione a girali vegetali; da due piccoli calici spunta un gambo che si avvolge su se stesso generando piccoli bocciuoli. Le affinità, soprattutto dal punto di vista tecnico, con l'archivolto del portale di Santa Maria in Cellis, realizzato intorno al 1132, servono a determinarne la datazione nella prima metà del XII secolo.
EREMI
EREMO DI SAN NICOLA
Notizie: Il paese di Casale San Nicola in provincia di Teramo è un piccolo centro, composto da poche case, sovrastato dalla parete est del Corno Grande. A poca distanza dal paese un comodo sentiero conduce alla fonte detta di San Nicola, dove sorge una edicola che racchiude una raffigurazione in ceramica del Santo. Poco più in là, su una pianura alla sinistra del Fosso Gravone, vi è la chiesetta intitolata al Santo. La chiesa presenta il fronte quadrato ed un'unica navata (circa 5,5x14 metri) suddivisa da tre archi diaframma in due campate e presbiterio. La sacrestia è stata ricavata occupando lo spazio dell'originaria abside. La pavimentazione è realizzata in mattoni disposti a spina di pesce e, in alcuni punti, a causa di alcune riparazioni, è stata coperta da cemento. Nella chiesa vi sono resti di affreschi, ormai quasi illeggibili, sulla parete di fondo e nella piccola abside. La luce viene data da quattro finestre a strombo ricavate sulla parete sud-est e da altre tre sono nella parete absidale. Lungo tutta la parete sinistra della piccola chiesa vi sono dei sedili in pietra. Sull'altare 24 formelle in ceramica di Castelli, realizzate nel 1988, sostituiscono il pannello attribuito a Nicola Cappelletti raffigurante S. Nicola e due suoi miracoli, conservato nella chiesa del paese. Nei pressi della chiesa sono ancora visibili i resti dell'antico monastero di San Niccolò a Corno, noto per esser stato fondato da San Pier Damiani. L'Antinori nella sua opera Corografia storica degli Abruzzi e de' luoghi circonvicini, racconta che "Aveva in quella Diocesi il celebre Monaco Avellanetense, Pietro di Damiano diffuso l'Istituto di S. Romoaldo, poi detto dei Camaldolensi. Aveva perciò edificato un eremo presso la chiesa dei SS. Niccolò, Michele Arcangelo, e Biagio di Monte Corno nel luogo detto Carpeneto, e in quest'anno 1055 vi era Priore Bampone". L'Antinori inoltre riferisce del soggiorno nell'eremo, nel 1180 e per circa un anno, di San Placido da Roio. Il romitorio dipendeva dal monastero camaldolese di Santa Croce di Fonte Avellana; con la commenda di questi iniziò anche per S. Nicola una lenta decadenza che costringerà i monaci ad abbandonare l'eremo e a trasferirsi al monastero di S. Salvatore di Fano a Corno. Il monastero aveva numerosi possedimenti tra cui una ricchissima industria armentizia. San Nicola viene festeggiato la domenica successiva alla Pentecoste e sono numerosi i devoti che si recano nella chiesetta per celebrare la Santa Messa. I pellegrini usano poi attingere l'acqua dalla fontana di S. Nicola perchè ritenuta salutare per il mal di testa.
EREMO DI SAN CASSIANO
Notizie: Il romitorio di San Cassiano è situato in una posizione piuttosto insolita per un eremo, tra le case coloniche e la strada comunale di Isola del Gran Sasso. La struttura, oggi completamente diruta, era composta da due corpi principali e da una piccola appendice che si appoggiava ad entrambi. Sul lato che dà verso la strada è ancora visibile una torre massiccia, ingentilita da un portale ogivale in pietra bianca, attualmente murato. All'interno della torre è inserita una scala che porta al vano superiore, un unico ambiente diviso da un arco a tutto sesto e coperto da un tetto a due falde. Una piccola porta, posta sul lato sinistro dell'ingresso, conduce al secondo piano, dove si trova la zona abitativa, di cui resta poco. La chiesa presenta una facciata leggermente avanzata rispetto al lato della torre, con un semplice ingresso ed una finestra circolare. L'interno è oggi completamente invaso dai rovi cresciuti sulle macerie del tetto crollato e sul fondo rimangono pochi resti dell'altare. Le pareti laterali della chiesa sono divise da tre archi in successione. Dall'arco centrale del lato sinistro si può accedere agli ambienti della torre e da quello successivo si raggiunge un ristretto ambiente laterale. Quest'ultimo passaggio fu sicuramente costruito in un secondo tempo. Il recente crollo del muro nell'ultimo ambiente permette di distinguere perfettamente la volta dell'ossario sottostante. Il Romani e il Petrilli ci informano delle condizioni dell'eremo nel XVII secolo. Il Romani nel libro "Un romito abruzzese del XIX secolo" (1886) scrisse: "L'antica chiesuola sorge bruna su un'amena collinetta. Non è un luogo solitario, perché lì attorno spuntano, tra il verde delle querce, parecchie case di contadini, il convento dei frati passionisti, il villino di Cesa di Francia...Attiguo alla chiesa, c'era un vecchio romitorio con l'uscio tutto sgangherato e con una certa scalaccia di legno, che faceva nascere il desiderio delle ali". Il Petrilli nell'articolo "Eremitaggi del Gran Sasso d'Italia", pubblicato sulla "Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere e Arte" (1900), scrisse: "Da questo eremo denominato di S. Cassiano sito in aperta campagna che domina l'Isola, e che tiene una torre con una porta gotica di travertino, con due stanzette abitate da fra Nicola, con un piccolo cortile, e giardinetto, recinto da un muro, si gode una magnifica vista fino giù al mare". La descrizione corrisponde abbastanza a ciò che oggi possiamo ancora vedere. Poco rimane degli stucchi bianchi restaurati da frà Nicola ed assolutamente nulla dell'organo e del presepe, anticamente collocato nell'ultimo arco di destra. La chiesa era ancora in uso alla fine del 1950 quando il 13 agosto, in occasione della festa del Santo, vi si celebrava la Messa solenne.
EREMO DI SANTA MARIA (PAGLIARA)
Notizie: Sul colle di fronte alle ripide pendici del monte Prena, tra i resti dell'antico castello dei conti di Pagliara, si nota la piccola e modesta chiesa di Santa Maria. Non si conoscono leggende sulla sua fondazione, ma rimangono notizie sulla costruzione del castello nel IX secolo. La chiesa viene menzionata nelle decime del 1324 come "S. Marie de Paliaria". L'edificio si appoggia con uno spigolo alle vecchie mura del castello e rivolge verso valle il lato con uno dei due ingressi e con il piccolo campanile a vela. Il complesso è costituito da due nuclei entrambi coperti da un tetto a falda e non perfettamente allineati tra loro. Sul lato corto rozzi gradini e un modesto portale ci immettono nel luogo di culto. Il primo ambiente (10 x 4 metri) presenta un sedile in pietra che corre sull'intera lunghezza del lato lungo, dietro l'altare si apre un altro vano, in una posizione leggermente rialzata. La chiesa è ravvivata da semplici e popolari dipinti murari, tralci di vite e grappoli che salgono ad arco verso un ostensorio ed altri piccoli motivi con fiori e simboli ornano le pareti bianche. La Madonna viene festeggiata solitamente la domenica dopo Pasqua, quando numerosi fedeli giungono nel romitorio per assistere alla messa solenne e alla breve processione.
EREMO DI FRATTA GRANDE (PRETARA)
Notizie: Nella frazione di Pretara, a Isola del Gran Sasso, lungo il corso del torrente Ruzzo si erge, appoggiato ad un banco roccioso, l'eremo di Fratta Grande di Pretara. Esso ha un aspetto piuttosto modesto ed anonimo e non mostra il carattere sacro della costruzione. Una semplice scalinata conduce all'ingresso del romitorio che si apre su uno dei lati corti. Si tratta di una modesta porta che immette in uno stretto corridoio, diviso in due tratti, attraverso il quale si raggiunge il luogo di culto. A destra dell'ingresso due piccoli vani irregolari collegano con la zona presbiteriale, ed una piccola scalinata collega il primo piano al secondo. La chiesa, di piccole dimensioni, ha una cappella sul fondo e due laterali, ognuna con proprio altare; in quella di destra si conserva la raffigurazione di San Francesco di Paola, di cui Frà Nicola era molto devoto tanto da cercare di imitarne la dura vita eremitica, mentre in quella di sinistra vi sono alloggiate statuette in terracotta alte circa 50 cm. Sulla parete destra, dietro l'altare, si apre un grosso vano in cui si conservano i pochi resti della struttura e degli scenari del presepe costruito dal frate eremitico. Sempre sul lato destro, vicino ad un armadio a vetro, una piccola porticina conduce all'ultimo ambiente, di forma triangolare, dove c'erano il chiostro e la piccola stanza in cui Frà Nicola trascorse gli ultimi anni della sua vita. In una nicchia si conservano i resti di un organo a mantice, realizzato proprio dall'eremita. Di fronte alla chiesa c'è una piccola grotta con una modesta croce. Nel 1986, in occasione del centenario della morte del frate, il Comune di Isola del Gran Sasso ha posto sulla parete rocciosa vicino l'ingresso una lapide in ricordo dell'ultimo eremita della chiesa.
EREMO DI SANTA COLOMBA (PRETARA)
Notizie: Sulla cima di un colle, ai piedi della vetta del monte Infornace, c'è la chiesa romitorio di Santa Colomba (1234 metri s.l.m.). La chiesa è stata edificata nel corso del XVII secolo su una piccola e panoramica radura. La cappella è sormontata da un campanile a vela e ha tre piccole finestre, due delle quali guardano a valle. L'interno è di forma trapezoidale con volta a botte, quattro nicchie per ogni lato ed una sul fondo. La zona presbiteriale è rialzata da due gradini. La successione delle nicchie crea un movimento gradevole reso ancora più evidente dai colori usati per la decorazione dell'ambiente: giallo per le nicchie, verde tenue per le pareti e celeste per la volta. Sull'altare, in una edicola lignea, vi è la statua di Santa Colomba e, a sinistra dell'altare, si trova una piccola apertura quadrangolare, ove un tempo erano custodite le reliquie della Santa. Sulla parete di destra una lapide reca l'iscrizione: ANNO DOMINI MDCXXXXVII/ SACERDOS D.ROMUALDUS TA/ TTONUS INSULANUS CARITATA/ SUIS MANIBUS FECIT HOC OPUS/ FR. IO. EREMITA MINISTRANTE. Un'altra lapide indecifrabile è stata collocata sulla finestra del lato nord. Sull'altare è posto un affresco, di semplice esecuzione ma nel complesso molto piacevole, raffigurante la Madonna con Bambino e ai lati Santa Colomba e San Berardo. Gli stessi personaggi sono rappresentati nella tela posta a destra dell'ingresso. Nel 1753 il dossale dell'altare era decorato da quindici mattonelle di maiolica, raffiguranti i medesimi personaggi, opera di Andrea Pompei di Castelli. Le mattonelle vennero rimosse nel corso del secolo successivo e collocate inizialmente nel municipio di Isola del Gran Sasso e poi nella chiesa di San Massimo, dove ancora oggi si possono ammirare. Lungo il sentiero che giunge al romitorio si incontra un grosso macigno, sul quale, secondo la tradizione locale, la Santa impresse la forma della propria mano. Un'altra testimonianza lasciata dalla Santa sarebbe "il pettine di Santa Colomba", individuabile in un'impronta impressa su una roccia piatta su cui vagamente si possono ravvisare delle righe parallele. Secondo la leggenda Colomba e Berardo, figli dei conti di Pagliara, decisero di abbandonare gli agi della propria casa per condurre una vita di solitudine e di penitenza.
FARMACIE: Farmacia Burrelli Pasquale, località Cerchiara
Farmacia Di Giacomo Maria Graziana, Borgo S. Leonardo 50, Telefono: 0861976114
COMUNI LIMITROFI: Castel Castagna, Castelli, Colledara, Fano Adriano, Pietracamela, Tossicia
SITO INTERNET: http://www.comune.isola.te.it
COPERTURA ADSL: SI
FOLCLORE, FATTI E ANEDDOTI DI CITTA':
SANTO PATRONO: San Massimo, si festeggia la prima Domenica di Maggio
Il mercato rionale si svolge ogni Lunedì della settimana
Il "Paese dei Motti" Tra le tante denominazioni con cui nel tempo è stata indicata Isola del Gran Sasso, quali "Il Castello dell'Isola", "Isola della Valle", "La Perla del Gran Sasso", "Il Paese dove il sole sorge due volte", c'è anche il "Paese dei Motti"; quest'ultimo perché all'interno del centro storico, sugli architravi in pietra di molte porte e finestre, figurano delle iscrizioni in latino dal suggestivo sapore biblico e popolaresco. Alcuni esempi che si possono leggere su alcuni palazzetti cinqucenteschi di Piazza Marconi: Neutri fortunae; Bonitate fecisti cum servo tuo Domine; Melius mori quam fedari; Non solum nobis sed et Patriae et Posteris. Altri motti sulle finestre di un palazzetto rinascimentale di Largo Corte: Quod rubigo ferro hoc livor homini; Quod index auro hoc aurum homini. In via Nicolò e in Largo Torrione: Amicum Esse Licet sed usque ad aras (vedi foto a fianco); Beati qui abitant in domo tua domine. I motti che seguono si leggevano negli anni trenta su un palazzo diroccato, in completa e desolante rovina, già sede comunale e prima ancora abitazione dei Mendoza - che oggi purtroppo ha fatto posto a Piazza Marconi: Incertum est quo loco mors te aspectat; Virtutis laus in actionibus consistit; Viro pro divitiis honos.
GASTRONOMIA:
TACCHINO ALLE CASTAGNE
Ingredienti:
Tacchino
castagne
vino bianco secco
aglio
olio
rosmarino
prezzemolo.
Preparazione:
Insaporire il tacchino con aglio, olio, rosmarino e prezzemolo. Arrostire le castagne, pulirle e metterle non tutte all’interno del tacchino, le altre le pestiamo in un mortaio per farne una salsa. Porre il tacchino nel forno per circa tre ore. Una volta cotto, bisogna farlo raffreddare e bagnarlo con la salsa preparata in precedenza, olio e vino secco, quindi far bollire il tutto per almeno mezz’ora.
PERSONE FAMOSE DEL COMUNE: Berardo da Pagliara, (Pagliara di Isola del Gran Sasso, prima metà sec. XI - Teramo, 19 dicembre 1122), santo e patrono della città di Teramo Giovanni Parrozzani, (Isola del Gran Sasso, 1844 - L'Aquila, 192r2), chimico Vito Saccomandi, (Teramo, 1939 - Perugia, 1995), economista agrario, professore universitario e ministro dell'agricoltura nel VI governo Andreotti. Pietro Tesauri, vescovo
MANIFESTAZIONI ED EVENTI:
Prima Domenica di Maggio, si festeggia il Patrono San Massimo
Luglio festa della birra.
Ultima domenica di Agosto festa di S. Gabriele.
ASSOCIAZIONI:
- Pro Loco ISOLA DEL GRAN SASSO
Indirizzo
Via San Giuseppe, Isola del Gran sasso - 64045 Isola del Gran Sasso
Contatti
Legale rappresentante Paola Mariani
Telefono 0861-975604
Telefono 3483-620874
Fax 333-3528178 - Pro Loco OCCHIO DEL GIGANTE
Indirizzo
Via Pischione, Isola del Gran Sasso - 64045 Isola del Gran Sasso
Contatti
Legale rappresentante Meri D'Andrea
Telefono 0861-978356
Telefono 320-8169565
Email meriandrea@inwind.it - Pro Loco PRETARA
Indirizzo
fraz. Pretara, Pretara - 64045 Isola del Gran Sasso
Contatti
Legale rappresentante Vincenzo Dondarini
Telefono 347-9118484
Email Dondarini.Vincenzo@gdf.it - Pro Loco SAN MASSIMO
Indirizzo
Fraz. San Massimo, San Massimo - 64045 Isola del Gran Sasso
Contatti
Legale rappresentante Fabiano Gambacorta
Telefono 0861-244911
Fax 0861-251287
Email bacort@tin.it - Pro Loco TRIGNANO
Indirizzo
fraz. Trignano, Trignano - 64045 Isola del Gran Sasso
Contatti
Legale rappresentante Ennio Amati
Telefono 0861-592310
Fax 0861-592310
Email clamoroso@libero.it